Un Naso Rosso Per Gli Ambasciatori del Sorriso

Intervista a “Pepita”, volontario dell'associazione “Dharmic clown”

L’associazione Dharmic Clown è stata fondata da un gruppo di volontari, che attraverso l’arte antica della clownerie, mettono in pratica l’arte del sorriso e la clownterapia negli ospedali, negli orfanotrofi, nelle scuole, negli asili e nelle case di riposo per anziani, e in tutti quei luoghi dove è fondamentale portare gioia.

 

I clown sono Davvero Supereroi!

 

Il dovere di un clown all’interno di un ospedale è di sdrammatizzare, di ribaltare emozioni negative come paura, rabbia e tristezza trasformandole positivamente in un sorriso ed in felicità.

                                                                                                              

 Un Naso Rosso è la Maschera Più Piccola del Mondo

 

A Ferrara, Franco, il clown Pepita, è ben noto per la sua simpatia e per il suo talento nel trasformare i momenti difficili in un dono positivo. A Pepita sono state fatte alcune domande per conoscerlo meglio.

                                

Prima Domanda

Come è iniziata la tua esperienza come clown? Chi ti ha ispirato?

 L’associazione è nata a Ferrara nel 2005. Ci siamo in parte ispirati al famoso film Patch Adams. Fin da bambino avevo due sogni: il primo era diventare un insegnante ed il secondo di fare il clown. Quest’ultimo si è realizzato.

 

Seconda Domanda

Cosa significa essere un clown?

Il poeta usa le parole, il clown i movimenti. Il poeta parla, il clown “è”. Essere un clown porta alla luce il bambino in noi.

 

Terza Domanda

Come si può divenire ambasciatori del sorriso?

E’ importante avere una forte motivazione. In Italia esistono anche vari corsi e pubblicazioni. Personalmente, ho incontrato clown che sono divenuti miei insegnanti. Un mio amico si vestiva da “Babbo Natale” per donare le caramelle ai bambini. Si recò all’ospedale portando dolciumi alle persone malate fino a quando trovò una porta chiusa. Allora bussò e, quando una voce gli domandò chi fosse, rispose “Sono Babbo Natale”. L’infermiera dietro la porta domandò al direttore se poteva farlo entrare. Il direttore acconsentì e guardò accuratamente l’uomo che stava entrando nella stanza di una signora anziana molto malata. L’anziana si mise a sedere sorridendo, mentre diceva “Babbo Natale è qui”. Il giorno seguente la signora morì e l’infermiera disse che ella si era addormentata felice, perché aveva visto Babbo Natale! Il direttore allora chiamò il mio amico dicendogli: “Non so chi tu sia, ma puoi tornare in ospedale tutte le volte che desideri”. Queste sono le esperienze cha hanno toccato il mio cuore e mi hanno convinto a diventare un clown.

 

Quarta Domanda

Come hai scelto il tuo nome “Pepita”?

Durante un corso di clownerie con la mia insegnante Ulrike dovevamo scegliere, pescando in una montagna di travestimenti, quello che ci piaceva di più. Io amo i colori e scelsi una tuta di ciniglia sgargiante: quando la indossai mi accorsi che dietro c'era la scritta “Pepita”.

Fu un segno. Ma i nomi non arrivano mai a caso e mi accorsi in seguito del significato bellissimo di quel nome: il  cuore è come una pepita d'oro.

Quinta Domanda

Che tipo di esperienze porti nelle scuole?

Usiamo una narrazione di storie interattive, la quale è incentrata sui cinque valori umani (Verità, Rettitudine, Pace, Amore, Non Violenza). Ogni pagina della storia è illustrata e ogni pagina è proiettata sul muro. Gli studenti seguono la storia e discutono e rispondono alle domande partecipando completamente alla storia, secondo il principio del “Chi ascolta dimentica, chi vede capisce e chi agisce, impara”.

 

Sesta Domanda

Quali sono le difficoltà che affronti in ospedale?

Non possiamo eliminare il dolore, ma possiamo alleggerirlo. Quando incontro un bambino ammalato e i suoi genitori, sono messo anch'io alla prova, ma tengo sempre presente che sono un clown e il mio compito è portare un sorriso.

 

Settima Domanda

Quali sono I tuoi sogni?

Sogno di passare la mia esperienza di clown alla prossima generazione perchè i giovani hanno bisogno di esempi.

 

Ottava Domanda

Cos’hai imparato in questi anni?

Ho imparato che alla fine sono io che porto a casa qualcosa da queste esperienze. Sensazioni impagabili.

 

Nona Domanda

Puoi raccontarci qualche storia speciale che ti è successa nel passato?

Anni fa in un ospedale abbiamo incontrato un bambino di sei anni molto ammalato di cancro. Ora sta bene, ma a quel tempo stava soffrendo molto e non poteva parlare. Ricordo che la madre era affranta, non voleva farci entrare nella stanza del piccolo. Con una certa titubanza entrammo, per cercare di portare un pochino di spensieratezza. Gli regalammo la pallina rossa da mettere sul naso. La settimana successiva la madre uscì in corsia a cercarci: il suo bambino voleva che tornassimo a trovarlo.

Aveva ripreso a parlare.

Franco Borghetti è un’ispirazione per molti, indipendentemente dalla fascia d’età. È decisamente giovane nel suo spirito e uno splendente esempio di dedizione e altruismo. Qualche tempo fa, dopo aver finito il suo Seva in ospedale, stava andando a casa in bicicletta quando ha avuto un incidente con una macchina. Da allora Franco sta combattendo per la sua vita in ospedale ed è ancora seriamente ammalato. La sua luce brilla per mostrare il cammino d’amore e servizio a tutti noi, giovani di età o di spirito.

 

In questa occasione vogliamo esprimere la nostra profonda gratitudine al nostro caro Fratello e mandare le nostre preghiere a Franco e alla sua famiglia.